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I Marchigiani in Belgio

Attualmente in Belgio vivono più di 220 mila italiani, concentrati principalmente nella regione della Vallonia. Essi rappresentano una componente importante della società belga attuale; molti occupano posizioni di rilievo in politica, nell'arte, nello sport, nello spettacolo, nelle professioni, anche se la percentuale maggiore si trova tra gli operai.

La loro storia è quella di persone che con il loro lavoro e con il loro sacrificio hanno contribuito allo sviluppo economico dell'Italia e alla costruzione di un soggetto nuovo: il cittadino europeo.

All'interno della comunità italiana, circa 30 mila sono i marchigiani di prima e seconda generazione. Seicento di loro, più le loro famiglie, sono iscritti alle associazioni dei marchigiani in Belgio. L'emigrazione italiana in questo Paese comincia nella prima metà dell'800 ed è rappresentata essenzialmente da rifugiati politici di matrice liberale. All'inizio del secolo scorso si rafforza la presenza italiana.

Un incremento che si inserisce nel grande flusso migratorio nazionale che esporta in Belgio operai, artigiani e contadini, oltre che venditori ambulanti e suonatori d'organetto. Nel periodo 1914-1922 la comunità italiana raggiunge le 30 mila unità, indirizzate verso i settori dell'industria pesante e mineraria. Da questo periodo alla Seconda Guerra Mondiale l'emigrazione italiana è invece costituita da esuli politici che avevano fuggito il regime fascista ma il vero flusso migratorio comincio` subito dopo la guerra.

A quell'epoca il Belgio aveva urgente bisogno di manodopera per estrarre il carbone dalle miniere, la cui produzione era in netto calo. I belgi rifiutano di scendere in miniera, consapevoli della pericolosità del lavoro e del basso salario percepito in cambio. Il Governo decide allora l'importazione di manodopera straniera. Trattative vengono intraprese con il Governo italiano guidato da Alcide De Gasperi.

L'Italia uscita dalla guerra è al disastro economico e ha bisogno di risollevarsi. Si giunge così al famoso accordo del 23 giugno 1946 tra Italia e Belgio, nel 2006 è caduto il 60 anniversario, chiamato 'Minatore-carbone'. In pratica, si prevedeva il trasferimento di 50 mila lavoratori italiani nelle miniere belghe, in cambio il Belgio si impegnava a vendere all'Italia un minimo di 2500 tonnellate di carbone ogni 1000 operai inviati. L'Italia si assicura cosi` entrate in valuta straniera e la possibilita` di dotarsi di carbone, indispensabile per la ripresa economica del Paese.

Nel 1946 arrivano in Belgio 24.653 italiani; nel 1947 altri 29.881, toccando l'apice nel 1948 con 46.365 unità. Il fenomeno subisce una frenata nei due anni successivi per poi riprendere nel 1951 e 1952. Se nel 1950 dalle Marche partono per il Belgio 57 persone, nel 1951 ne partono 1700 e l'anno successivo 1430. Molti di questi marchigiani provengono dal Pesarese, nel cui territorio era già presente l'attività estrattiva (Perticara), o dall'Anconetano, dove sorgeva la miniera di zolfo di Cabernardi. Le condizioni di vita e di lavoro sono dure, scarse le misure di sicurezza e d'igiene, e non è facile l'integrazione con i residenti. Sarà la tragedia di Marcinelle dell'8 agosto 1956, dove morirono 262 minatori, di cui 136 italiani e tra questi 12 marchigiani, a rivelare all'opinione pubblica l'ingente presenza dei nostri connazionali e la loro esistenza piena di sacrifici.

Marcinelle - 50esimo anniversario nel 2006 - è ritenuta dai più un punto di svolta nella storia dell'emigrazione italiana e l'inizio di un nuovo processo di conquiste sociali. L'Italia mise fine al contratto che la legava al Belgio; le misure di sicurezza e igiene nelle miniere furono potenziate e finalmente prese avvio il processo d'integrazione.




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